Lettera di una mamma.

E sì, stavolta mi dispiace ma l’osservazione è da matita blu, perché il disordine milanese non è solo una questione visiva, bensì vitale. E lo dico da pedone, da mamma di due bimbi piccoli, nonché da accanita ciclista. Certo la planimetria della città non ci viene in aiuto: un groviglio di strade che si inanellano, si inseguono e si nascondono, si ingarbugliano e si ritorcono su se stesse tanto da avere bisogno del potente filo di Arianna per non perdersi.

Ammetto che sarò un po’ prevenuta, in quanto buona torinese abituata a viaggiare su parallele e perpendicolari che richiedono solo un po’ di memoria e senso dell’orientamento per spostarsi in città senza cartina, però ricordo i primi tempi in cui abitavo a Milano, la difficoltà di ritornare al punto di partenza percorrendo, ad esempio, la matassa di viuzze nell’area compresa tra via Torino e corso Magenta, un vero delirio. Certo, Roma non è da meno, concordo e sottoscrivo. Però fosse solo questo il problema, sarei davvero esageratamente squadrata per lamentarmene.

Il disordine a cui alludo – soprattutto in quanto mamma in giro col passeggino – è di altra natura. Vogliamo parlare del parcheggio selvaggio che puntualmente costringe le carrozzine a scendere sulla strada per passare? Non discuto sull’usanza meneghina di parcheggiare sui marciapiedi, ma sulla totale mancanza di buon senso quando ci si sposta con la macchina sul marciapiede: la retromarcia “al tocco” perché ho il torcicollo non è una scusa valida per fare razzia. E che dire delle volpi che abbandonano la macchina agli incroci, esattamente sulle discesine dei marciapiedi? Lo volete capire o no che non sono fatte per evitare traumi ai vostri pneumatici? Lasciamo stare poi i genitori impazziti davanti alle scuole, che se potessero entrerebbero in classe con i loro macchinoni, ma alla fine si accontentano di sostare in 4° fila seduti comodamente con l’immancabile I-phone all’orecchio. La ciliegina sulla torta? la mitica pioggia che aumenta in dose esponenziale l’arroganza da una parte e la dose di pazienza e le abilità ginniche dall’altra. E aggiungo un appunto: quando le carrozzine sono spinte da qualcun altro si riesce con qualche salto mortale ad aggirare l’ostacolo, ma quando si tratta di un DA (diversamente abile) autonomo? Quante volte ho desiderato che si materializzasse un carro armato per triturare con i cingoli ogni ostacolo! E per associazione di idee mi viene da porvi un altro quesito: a cosa servono i SUV in una città pianeggiante come Milano? Mia mamma sostiene che la volumetria della macchina sia inversamente proporzionale alla capacità di guida e direttamente proporzionale alla maleducazione: gliene devo proprio dare atto.

Da ciclista le mie lamentele vanno ad alcune zone miste della città (ad esempio via dei Mercanti, Corso Vittorio Emanuele, via Dante), dove l’area pedonale pare accessibile anche alle biciclette, ma di fatto c’è una lotta aperta tra le due fazioni per avere la meglio. Basterebbe una banalissima linea di demarcazione a quietare le acque e a ridurre gli incidenti, ma a quanto pare trattasi di cosa complicata e costosissima. Come costosissimo pare sia aggiungere rastrelliere un po’ in tutta la città; eppure mi sembra eccessivo chiedere di piantare più pali della luce! E se allarghiamo poi lo sguardo, potremmo gettare altra legna sul fuoco considerando che di piste ciclabili ce ne saranno una decina, forse, in città dove i rischi per i ciclisti sono piuttosto alti. Perché se sono ferma al semaforo sul mio “bolide” e desidero procedere, devo prima lasciar svoltare a destra l’automobilista prepotente? Problema comune anche ai pedoni che attraversano con il semaforo verde e ancora di più per i bimbi tenuti per mano che sono più bassi delle macchine parcheggiate, ed è un attimo inforcarli. Sfioro per vicinanza tematica l’argomento “manto stradale”, anch’esso comunque indice di disordine: il pavé, prodotto DOG meneghino è intoccabile e ne do atto (e a mio avviso varrebbe già solo per questo curarne di più restauro), ma l’asfalto è davvero trascurato. C’è stato un periodo in cui nelle pagine di cronaca milanese si leggevano articoli su articoli narranti di crateri che improvvisamente si aprivano sotto i piedi di passanti e automobilisti: è mai possibile in pieno centro a Milano una cosa simile? Non c’è strada che non sia stata rattoppata a più riprese con tipologie di asfalto diverse per ogni strato aggiuntivo, e spesso più scadenti delle precedenti, creando nuovi dislivelli per colmarne altri, assurdo! vere trappole per ciclisti e motociclisti.

E ritorno a monte della mia critica al disordine milanese: quello che vedo e vivo rispecchia la mentalità disordinata di chi ci abita, senza con questo voler fare di ogni erba un fascio. Considero disordinato mentalmente chi non è presente a se stesso almeno quando si trova a contatto direttamente o indirettamente con altre persone, che quindi neanche percepisce come presenti. E allora esce da un negozio ancora voltato a salutare la commessa, calpestando letteralmente il malcapitato di passaggio lì davanti in quell’istante; oppure si ferma a chiacchierare esattamente nel punto in cui c’è una strettoia per i lavori in corso senza accorgersi che sta bloccando il passaggio; o ancora, cammina con le amiche/in fila per 4 senza neanche accennare a spostarsi incrociando altri passanti. Sì, lo so che genericamente si dovrebbe parlare di maleducazione, ma io riservo questa definizione ai disordinati che ripresi si sentono toccati sul vivo e acidamente controbattono che sarei una povera isterica stressata. Ai posteri l’ardua sentenza.

http://www.milanofree.it/milano/bambini/milano_disordinata.html

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